Buon Natale!

La nascita del senza-nome nel mondo della forma

Il Natale ha a che vedere con la nascita, un mistero che da sempre ha giocato un ruolo centrale in tutte le tradizioni spirituali. In occidente parliamo della nascita di Gesù, come dell’incarnazione di Dio, o dell’assoluto, nella sfera dell’umano. Nello zen a volte guardiamo la stessa realtà da una prospettiva diametralmente opposta: “com’era il tuo volto prima della nascita dei tuoi genitori?” Da un lato partiamo dal non-manifesto per osservare la nascita di una forma meravigliosa, intrisa della bellezza e della poesia della realtà inspiegabile che l’ha generata; dall’altro si parte invece dal manifesto, dalla forma e dall’apparenza ordinaria ed evidente del nostro volto, per poi risalire al mistero del non-manifesto, “com’era prima che nascessero mamma e papà?”

In entrambi questi approcci c’è l’invito a contemplare qualcosa di strano e inspiegabile, ovvero che ciò che appare ai sensi non include la totalità della vita. Non sappiamo perché, ma siamo assolutamente sicuri che ci sia qualcosa di più, qualcosa che trascende tutto questo. Al momento sono seduto comodamente all’ombra di un albero di mango. Davanti ai miei occhi appare un giardino: terra rossa, ricca, sana, polverosa; senza nemmeno un filo d’erba. Banani di diverse taglie; alcuni alti poco più di cinquanta centimetri, altri che si innalzano sopra i quattro metri, proiettando verso il basso caschi di banane verdi che culminano in un bocciolo viola scuro. Ci sono anche palme da cocco, cespugli di ibisco e alcuni alberi di taglia media che non so nominare. Poi c’è il canto degli uccelli e il ronzare occasionale di un motorino in strada, oltre il muro della proprietà. Ecco, questo è il mio momento presente; queste sono le forme e i colori che mi dicono, “qui c’è un mondo.” Eppure quando mi fermo ad osservare con cura, e quando i miei occhi indugiano sull’ambiente con interesse, ma anche con delicatezza, allora emerge l’evidenza di ciò che non è visto. Questo intuito sorge con la percezione istantanea di un senso di bellezza. E’ chiaro che la bellezza non è negli oggetti, nelle forme o nei colori che richiamano il mio sguardo avido di esperienza.

Potrei dire che la bellezza è una realtà interna, ma ripensandoci devo ammettere che anche questa descrizione non è molto accurata. Certo, essa si rispecchia nelle sensazioni accentuate del corpo; in un senso di espansione, e in un particolare moto di rilassamento. Ma anche queste sensazioni sono forme e colori del mondo. La bellezza in sé sembra precedere persino le manifestazioni più evidenti del suo stesso emergere. Non è forse questo il mistero del Natale, o della nascita in generale? Questa occorrenza è importante perché ci ricorda di meravigliarci quando vediamo l’infinito prendere forma nel limitato: un bambino in particolare, mio nipote, mio figlio, Gesù. Fa parte del dramma - o forse della commedia - della vita umana, il fatto che questo neonato, dovrà dimenticare sé stesso nella forma, mantenendo solo un presentimento distante della propria infinità. E tutta la sua vita sarà volta a ritrovare questa vastità, a riscoprirla prima nel gioco, poi nel desiderio, nelle droghe, nella frenesia, nell’amore, nella bellezza, e infine nell’inspiegabile trasparenza e inconsistenza del proprio sé.

Buon Natale!

Fabieu

Un regalo di Natale

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