C'è solo il respiro, nessuno che respira

Il respiro come una porta sulla totalità del presente

Per più di dieci anni ho praticato la respirazione consapevole cercando di ottenere qualcosa. Avere un obbiettivo ben chiaro era un riflesso così naturale della mia personalità e del mio mondo, che la possibilità di farne a meno non si era mai realmente presentata. Di tanto in tanto faceva capolino in frasi oscure che non sapevo né comprendere né tantomeno applicare: “Agisci l’azione della non-azione.” Parole che mi stimolavano e mi facevano venire la pelle d’oca, ma che in pratica si limitavano ad essere un’acrobazia dialettica assolutamente rimossa dal mio quotidiano.

A volte respiravo per calmare la mente, altre volte per gestire la rabbia, altre ancora per avere la chiarezza necessaria a guardare in profondità; sembrava tutto naturale. Tutto si conformava meravigliosamente a un’equazione di una chiarezza newtoniana: più intento = più risultati. Ci sono voluti molti anni e molti fallimenti per arrivare finalmente a mettere in discussione l’apparente ovvietà di questa formula matematica. Piano piano, ho iniziato a notare che più sforzo non si traduceva per forza in una mente più calma, o nell’immediata sparizione della mia rabbia. Gli eventi interni che cercavo di gestire e di manipolare sembravano operare con una vita propria, avere delle intenzioni loro e delle necessità specifiche, e spesso eludevano i miei tentativi agguerriti di controllo. Non riuscivo bene a capire perché, ma con il tempo ho iniziato a realizzare che questo aveva qualcosa a che vedere con il linguaggio che utilizzavo per descrivere e guidare la mia pratica. Le parole che utilizziamo possono inconsciamente dare vita ad un arcipelago di obbiettivi da conseguire, come tante piccole medaglie con cui premiare le varie tappe di quella corsa contro il tempo che chiamiamo percorso spirituale. Le parole ci possono condurre verso una maggiore apertura, verso una realizzazione semplice di ciò che siamo, oppure possono incunearci in un vicolo cieco e obbligarci a sbattere la testa contro un muro per decenni.

C’è un problema fondamentale con la frase “Inspiro e sono consapevole della mia inspirazione.” Non è una frase sbagliata, anzi, ha una sua bellezza, dirittezza e semplicità. É un invito a portare l’attenzione su un’elemento semplice e intuitivo del momento presente. La difficoltà sta nel fatto che la sua formulazione suggerisce l’esistenza di due cose: ci sono io, e c’è la mia inspirazione. Io sono il soggetto, colui che compie l’atto di inspirare, mentre l’inspirazione è l’oggetto, passivo, della mia attenzione. Qui si apre, per la maggior parte di noi, una voragine di incomprensione e di confusione perché laddove l’inspirazione può chiaramente essere vista ed esperita nel suo minimo dettaglio, l’io, colui che respira, non è mai stato visto da nessuno. Se non facciamo attenzione, descrivere la pratica in questi termini ci obbliga costantemente ad immaginare un io che dovrebbe controllare il respiro, renderlo lento e piacevole, per poi raccogliere i frutti e i benefici dei suoi sforzi. Così facendo, la mente non può semplicemente riposare sul respiro perché è costretta a prestare attenzione a due cose contemporaneamente. Siccome l’attenzione è unica e non può posarsi su due oggetti, è costretta a saltare dall’uno all’altro, risultando in uno stato di tensione e di dispersione. 

La meditazione è un semplice sguardo di onestà verso la nostra esperienza, così com’è. Ad un certo punto siamo costretti ad ammettere che il meditatore, il controllore, o colui che respira, non è mai stato visto. È un pensiero, una teoria, o una semplice leggenda. Con un po’ di coraggio, osservare la semplicità di ciò che è, ci apre al grande paradosso della vita e del momento presente. “C’è il respiro ma non c’è nessuno che respira.” É la frase di una meditazione guidata che il mio insegnante condivideva spesso, ed è un portale che ci aiuta a fare una transizione fondamentale da una pratica basata sullo sforzo e sull’intenzione, a una pratica basata sulla spontaneità e sulla naturalezza. Questa frase mette in evidenza il più grande paradosso che la meditazione si ripropone di confrontare, ovvero il fatto che nella vita c’è azione e ci sono pensieri, ma nessuno che agisce o che pensa. In questo modo, questo piccolo e insignificante respiro diventa un’apertura verso la realtà ampia e sconfinata del momento presente. Quando si scioglie colui che respira, di li a poco scompare anche il respiro, e quello che rimane è la percezione totale di ciò che è. Il respiro è la totalità del presente, e se guardo bene, scopro con stupore che non c’è nessun confine fra me e questa totalità. Io sono questo momento presente nella sua interezza, e il mio respiro altro non è che l’espansione e la contrazione dell’universo.

Prossimi incontri online e in presenza

Weekend residenziale a Pianezza (TO) - 4/6 Aprile

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Giornata di esplorazione meditativa al Fienile - Domenica 30 Marzo

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Sessioni di esplorazione individuale

Per chi fosse interessato ad approfondire il tema della meditazione e dell’esplorazione di sé, propongo ogni settimana un numero limitato di incontri individuali. Queste sessioni sono un’opportunità di portare maggiore ascolto al mondo delle emozioni, delle sensazioni e della nostra storia, e di utilizzare queste manifestazioni interne come un portale verso la meraviglia del momento presente, e verso il nostro senso di identità più intimo e profondo. Richiedi maggiori informazioni rispondendo a questa mail.