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Il mistero della coscienza
Esplorare il soggetto dell'esperienza
Ci sono le forme e i colori del mondo e c’è una non-esperienza informe che chiamo coscienza. Coscienza è ciò che trasforma il mondo da un’insieme inerte di informazioni, come un libro mai letto, in un’esperienza. Senza coscienza non ci potrebbe essere esperienza e io non potrei dire, “vedo un’albero o ascolto il cinguettio degli uccelli.” Il fatto stesso che io possa pronunciare una frase semplice come, “vedo un’albero” è la prova della soggiacenza di questo fenomeno incomprensibile. Non la posso osservare direttamente perché non è manifesta. Il mio unico modo di incontrarla direttamente è riconoscerla nella sua forma collassata e limitata, nelle forme e nei colori che popolano il mio mondo. Ciò che emerge davanti ai nostri occhi, o potremmo dire ciò che esiste, deve per forza avere delle caratteristiche tangibili, misurabili, localizzabili.

Il mondo così come credi che sia
Ma ciò che trasforma tutto questo in vita, in esperienza, non ha nessuna di queste caratteristiche. E come potrebbe? Se la coscienza avesse una forma o un colore, se potesse essere localizzata nello spazio, se potesse essere delineata da un confine, come potrebbe essere l’aspetto neutro che porta all’emergenza di un contesto dove ogni cosa viene vissuta ed esperita? Se la coscienza avesse una forma allora anch’essa sarebbe una delle miriadi di oggetti che popolano lo scenario che abbiamo davanti a noi, e in qualità di oggetto potrebbe solo essere illuminata e non illuminare. Gli oggetti, le cose del mondo, possono essere viste, ma non possono vedere. L’unica non-cosa che può vedere è il soggetto, e il soggetto non è mai visto. Se fosse visto vorrebbe dire che la mia realtà sarebbe popolata da due soggetti: uno che vede e uno che viene visto, e siamo tutti d’accordo che questa è una proposta bizzarra, incomprensibile, e irrimediabilmente divorziata dalla nostra esperienza di noi stessi e del mondo. Ovviamente tutto questo viene pensato nel contesto di un’esplorazione fenomenologica rigorosa, dove per una volta osserviamo la realtà dalla prospettiva più intima della nostra soggettività. L’intenzione è quella di prendere coscienza della stranezza e della singolarità di ciò che generalmente indichiamo come, “la mia coscienza” senza accorgerci che non abbiamo nessuna idea di ciò di cui stiamo parlando.

Il mondo così com’è, libero da complicazioni.
Se ci osserviamo con un po’ di onestà, sgomberando la mente da tutti i nostri preconcetti, ci accorgiamo con relativa facilità che lo spazio di osservazione che chiamiamo coscienza può essere detto intimo ma non personale. Allo stesso modo possiamo chiamarlo soggettivo ma non individuale. Curiosamente, la nostra soggettività più pura e profonda sembra sgorgare a monte del nostro senso di individualità. L’individuo, con la sua storia, i suoi progetti e le sue preoccupazioni, sembra svanire quando rivolgiamo l’attenzione alla sorgente stessa della nostra esperienza. Questo ci porta a fare una scoperta fondamentale: l’individuo, il sé che sembra vivere questa vita, prendere decisioni e pensare i pensieri, in realtà non è che uno dei tanti oggetti che popolano il mondo. La nostra individualità emerge in successione rispetto alla nostra soggettività più intima. Vale a dire che l’individuo, ovvero ciò che quotidianamente dice “io sono”, non è che un processo oggettivo e materiale, inserito in un contesto (il mondo esperito) riempito di un infinità di altri processi oggettivi e materiali. Detto questo, penso che siamo tutti d’accordo nel dire che non è possibile considerare l’individuo come un oggetto alla pari con tutti gli altri oggetti. La particolarità dell’individuo è quella di considerarsi come il centro dell’esperienza, o potremmo dire come il centro del nostro universo, in un curioso processo chiamato identificazione. Una delle esplorazioni più importanti sarà proprio quella di mettere in luce le caratteristiche oggettive dell’individuo, in modo da poter rivelare con assoluta chiarezza che non è e non potrebbe mai essere il soggetto dell’esperienza.
L’esplorazione dell’individuo ci porterà nel cuore della forma, delle sensazioni e dei pensieri che attraversano la nostra realtà, mentre l’esplorazione della coscienza ci dovrà per forza portare nel mondo della non-forma, oltre le parole e ogni possibilità di espressione verbale.
Prossimi incontri ed esplorazioni
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