Incontrare il presente

Come fare a ritornare nell'unico luogo che non è possibile lasciare?

La meditazione è un’esplorazione interessata e giocosa nel cuore della dimensione misteriosa che chiamiamo “momento presente.” Purtroppo la parola momento presente non fa giustizia al vero tema che stiamo cercando di considerare. E’ troppo scarna e troppo suscettibile ad essere interpretata come una lama di rasoio fra l’immensità del passato e l’infinità del futuro. Il momento presente non è semplicemente un luogo di passaggio, e non è nemmeno una porta d’entrata. Forse per essere un po’ più precisi dovremmo sbarazzarci della parola momento; perché il presente non è mai stato un momento. Ciò che chiamiamo con nonchalance momento presente, in realtà è la totalità del tempo e dello spazio, e in quanto tale ha un incredibile importanza. Il futuro e il passato, dal canto loro, non sono che degli eventi mentali, dei limitatissimi grumi di immaginazione e memoria, che si manifestano in seno alla vastità del presente. Ecco che forse iniziamo a descrivere con un po’ più di accuratezza ciò di cui stiamo parlando.

Il problema della meditazione è che troppo spesso viene interpretata come una tecnica per “ritornare”, o paradossalmente per “stare” nel momento presente. Ma come possiamo “ritornare” ad un luogo che non abbiamo mai lasciato? E che senso ha parlare di “stare” se siamo assolutamente incapaci di abbandonarlo? Quando ci accorgiamo del paradosso implicito nel nostro approccio alla pratica, ci accorgiamo anche della necessità di definire ciò che stiamo facendo con un po’ più di precisione e cura. Questa è la ragione per cui preferisco parlare della meditazione come di un’esplorazione del presente e non come l’atto di ritornare ad esso o di dimorare al suo interno.

L’esplorazione apre il mio atteggiamento a un non-conosciuto. Posso esplorare solo ciò che non ho mai visto o esperito, e questo richiede una mente aperta, flessibile, giocosa e pronta ad adattarsi alle condizioni disponibili. La parola esplorazione ci aiuta a mettere a fuoco un atteggiamento che non è né un fare, né uno sforzo di qualche sorta. E’ un movimento che non può essere descritto accuratamente da nessun verbo e quindi è estremamente difficile da comunicare, anche se appare con assoluta chiarezza quando invece di rimanere focalizzati sulle linee guida che riceviamo dall’esterno, portiamo l’attenzione a ciò che è vissuto, qui ed ora, in prima persona.

Immaginiamo di stare seduti su una panchina, senza nessuna necessità impellente di agire. In quel momento, se siamo interessati, possiamo aprirci alla presenza di ciò che è, e limitarci ad osservare gli oggetti che popolano il mondo che si dischiude davanti ai nostri occhi. Ci sono gli alberi, gli uccelli, qualche passante, i rumori del traffico, e magari nuvole passeggere di pensieri e immagini mentali. Se mettiamo l’accento sullo “stare” o sul “ritornare”, nel momento in cui sorge un pensiero avremo l’impressione di dover fare uno sforzo per respingerlo, in modo da poter ritornare al nostro presunto “momento presente.” Il problema è che il nostro piccolo pensiero non è che una delle mille manifestazioni spontanee e naturali del momento presente e quando cerchiamo di scacciarlo, non facciamo che creare un dualismo che mette in conflitto il presente con sé stesso. Questa è la condizione in cui ci ritroviamo spesso quando cerchiamo di meditare.

Il mio invito è quello di lasciare andare completamente ogni giudizio verso i pensieri, le emozioni, e le sensazioni che abitano il corpo. Facciamo finta, per qualche momento che nella realtà che si dischiude dentro e fuori di noi non ci sia nulla che ha una priorità in particolare, e che i pensieri non siano assolutamente diversi dai rumori del traffico, dalla luce del sole o dal canto degli uccelli. A questo punto possiamo giocare a porci la domanda: “che cos’è, e dov’è il presente?” Sembra una domanda scema, ma se osiamo giocare, ci accorgiamo ben presto che tutto ciò che ha un colore, una forma, o altre caratteristiche misurabili, può essere localizzato e descritto, ma qual’è la forma del presente? Iniziamo ad accorgerci che il presente è tutto e niente allo stesso momento; è l’elemento senza forma che permette a tutte le forme di manifestarsi, ma non solo. Se continuiamo a guardare, ci accorgiamo anche che questo presente ha a che vedere con la nostra stessa presenza, con il nostro essere più intimo e profondo. A questo punto i pensieri sono a chilometri di distanza. Forse rimangono, forse scompaiono; non fa nessuna differenza, perché ci accorgiamo che ciò che siamo in essenza è questo inspiegabile tutto-niente che soggiace a tutte le forme e i colori del mondo.

Prossimi incontri e meditazioni

Ci sono ancora alcuni posti per il nostro seminario residenziale a Pianezza (Torino) - 3\6 Aprile 2025


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30 Marzo - Giornata di esplorazione meditativa al Fienile

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