La fine di ogni percorso - 1\2

Mettere in pausa passato e futuro per scoprire l'immensità dell'adesso

Ad ogni singolo istante l’universo esprime sé stesso nella sua interezza. Nel cuore di questa totalità sorge un pensiero, e questo pensiero racconta una storia. Dopo aver trasmesso il soffio vitale al suo racconto, il pensiero fa un pausa e osservando soddisfatto la sua creatura dice fra sé e sé, “ora devo risolverla.” Per la maggior parte delle persone questa storia racconta come la fuori qualcosa sia andato storto, e come io potrò essere felice e completo solo quando quest’imperfezione verrà risolta. Per i caratteri più introspettivi questa stessa dinamica viene proiettata su un’interiorità immaginaria, e allora iniziamo a pensare che ci sia bisogno di aggiustare o di snodare qualcosa dentro di noi. Questo, nella nostra società occidentale, è esattamente il bisogno su cui si innestano la maggior parte dei percorsi psicologici e spirituali.

Quale strada può portarti nel luogo in cui sei già?

Generalmente i percorsi di questo tipo suggeriscono che la nostra storia non può essere cambiata agendo sul mondo esterno, e che se riusciamo a trasformare noi stessi allora il mondo esteriore inizierà a premiare la nostra nuova condizione psicologica, o quantomeno non avremo più bisogno di condizioni esterne per essere felici e soddisfatti. Per realizzare questo potenziale di benessere e stabilità viene delineato un percorso fatto di pratiche, tecniche e discipline tanto più dettagliate quanto più il percorso è rigoroso. Ma è veramente necessario avere un percorso? E se ne abbiamo già uno, possiamo ragionevolmente aspettarci che prima o poi ci porterà a destinazione?

In realtà, se ci osserviamo con totale onestà, possiamo riconoscere con grande facilità che ogni percorso è basato sull’idea di un’alternativa. Questa alternativa prende la forma dell’immagine di un me migliore, più risvegliato, più felice, più stabile, e finalmente libero da ogni sofferenza e fatica. Ci sono io come sono ora - piccolo, parziale, frammentario, e insoddisfatto - e poi c’è l’alternativa, ovvero io come potrei essere se solo riuscissi a seguire le istruzioni di questo percorso. Questa necessità di seguire un percorso predefinito da immediatamente valore ad un accumulo di conoscenze, esperienze e nuove facoltà, e così facendo crea l’illusione che nell’ambito della vita (o della coscienza) ci possano essere degli esperti, e dei principianti. Assieme a queste nozioni nascono anche le idee di fallimento, di successo, e pensieri come, “ci sono quasi” oppure “c’ero e poi l’ho perso.”

Le complessità di ogni percorso basato su un’alternativa, ci spingono ad esplorare una possibilità nuova e alquanto strana, “e se ciò che sto cercando fosse già qui, fra le pieghe inesplorate di questo stesso istante?” Questa domanda è la linea di demarcazione fra ciò che tradizionalmente è stato definito un percorso graduale e un percorso subitaneo. Ogni percorso che avanza per gradi, e che ci rende sempre più qualcosa o sempre meno qualcos’altro, si deve per forza di cose snodare nel movimento del tempo, e il tempo non è che un pensiero. Potete ricordare il vostro passato senza una memoria? Potete immaginare il vostro futuro senza una fantasia? Passato e futuro sono solo dei pensieri, e persino il momento presente - quando viene inteso come una lama di rasoio fra l’infinità del tempo passato e l’immensità del tempo futuro - non è che immaginazione. La realtà è che se giochiamo a dimenticare passato e futuro per qualche istante, ci accorgiamo subito che l’adesso non si manifesta come un sottilissimo istante fra due periodi di tempo sconfinati, ma come la totalità di ciò che è.

Basta alzare lo sguardo per scoprire che non c’è nessun luogo dove andare…

Qui scopriamo una dimensione sorprendente, che funziona secondo regole completamente diverse e spesso radicalmente opposte, a quelle che abitano la dinamica del tempo. In realtà in questo adesso non c’è spazio per un percorso, perché l’idea stessa di percorso suggerisce uno spostamento tra il prima e il dopo. L’adesso è già qui e c’è sempre stato, e non posso ragionevolmente chiedere di avere un cammino che mi conduca dove sono già. E’ per questo che preferisco parlare di esplorazione piuttosto che di percorso. L’esplorazione è un invito a muoversi liberamente e senza l’idea di una destinazione in uno spazio sconosciuto. Questo non è solo un modo di scoprire l’adesso, anzi, la parte più importante di quest’esplorazione si rivolge attorno alla domanda, “chi sono io quando non mi posiziono al centro della corrente del tempo, e quindi del mio passato e del mio futuro? Chi sono io nello spazio verticale dell’adesso?”

[continueremo questa esplorazione nella prossima newsletter]

In questo breve estratto da una delle nostre esplorazioni del ritiro ad Abano Terme, condivido a riguardo dell’importanza della leggerezza e della giocosità in ogni tipo di esplorazione meditativa. Prendersi troppo sul serio significa anche avere una chiara immagine di sé, imbevuta di tutte le buone ragioni e motivazioni che abbiamo per praticare. Quando ci prendiamo sul serio dobbiamo per forza di cose intrattenere un obbiettivo chiaro, e questo stesso obbiettivo è un freno a mano tirato, che ci rallenta e ostruisce. Dovremmo imparare dai bambini, e dalla loro capacità di dimenticare sé stessi nel gioco…

Prossimi incontri online e in presenza

Sono molto contento che qui a Torino inizieremo a breve un ciclo di incontri di approfondimento con un piccolo gruppo di persone. Questa è un’occasione preziosa di dedicare più attenzione alle particolarità del nostro mondo interiore, e di mettere in luce una dimensione di tranquillità che ha il potenziale di portare un grande alleggerimento nelle nostre vite. Per il momento mi dedicherò a questi incontri in presenza, ma a partire da maggio probabilmente partirà anche un piccolo gruppo Online. Se siete interessati a partecipare scrivetemi su [email protected] . Questo gruppo sarà composto di sole sei persone e sarà aperto solo a chi ha già partecipato ad alcune giornate di esplorazione meditativa in presenza, o chi ha fatto con me un percorso individuale. Se non ci sarà abbastanza posto per tutti vi terrò comunque in lista d’attesa per il prossimo ciclo.

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