La meditazione e la vita "reale"

Ogni situazione di vita è un'occasione preziosa per esplorarsi

Dopo un seminario di due o tre giorni le persone mi chiedono spesso, “e adesso come faccio a portare questa tranquillità, questa spaziosità e questo benessere nella vita reale?” E’ un pensiero molto convincente e - se rimaniamo ad una certa distanza - sembra descrivere un problema reale. Apparentemente esistono due vite: quella incasinata, faticosa, stressante, piena dei vincoli e delle costrizioni del lavoro e delle mille faccende da sbrigare; e poi c’è quella rilassante, pacifica e spensierata dei weekend, delle vacanze e dei ritiri di meditazione. Nei nostri periodi di relax, l’ombra dell’altra vita incombe, come una consapevolezza mortifera che prima o poi la pacchia deve finire. Allo stesso momento, nelle nostre interminabili giornate di lavoro, il fantasma di spiagge paradisiache e monasteri incantati, viene a rendere il grigiore della nostra situazione ancora più insopportabile.

Sembra che fra queste due realtà ci sia una differenza oceanica e inconciliabile, mentre a dire il vero può essere confortevolmente riassunta in quattro sillabe: intenzione. In realtà non abbiamo mai avuto due vite, o tre, o quattro (a seconda del numero di amanti). La realtà inconfutabile della nostra esperienza è che la vita è una, e che è questa. E’ il concerto di sensazioni, suoni, colori, forme e pensieri che attraversano il nostro spazio di coscienza; e cos’altro potrebbe mai essere? Ciò che trasforma quest’evidente unità in una pluralità di mondi o di situazioni di vita è semplicemente il pensiero. La nostra intenzione è un particolare tipo di pensiero che tende a descrivere il modo in cui vogliamo servirci del momento presente per raggiungere un futuro un po’ migliore, più ricco, più agiato, più rilassato o più zen. La comprensione del potere della nostra intenzione ci apre alla possibilità di utilizzare ogni sorta di situazione di vita come un’efficacissima esplorazione di sé, come la più profonda delle meditazioni.

A questo punto della nostra esplorazione possiamo definire tre tipi di percorso: il percorso mondano, il percorso spirituale, e la fine di ogni percorso. Osserviamoci con interesse, proprio nel mezzo delle giornate più incasinate e vorticanti, “che cos’è la mia intenzione di fondo?” Per rispondere dobbiamo semplicemente essere onesti con noi stessi: se vogliamo guadagnare, fare carriera, essere riconosciuti e apprezzati da tutti, allora siamo al posto giusto. Non resta che smettere di lamentarsi e dedicarsi a pieno a realizzare la propria intenzione di base. Quelli che sanno di voler far soldi, e sanno riconoscere il loro desiderio senza vergogna e senza chiedere scusa, acquisiscono senz’ombra di dubbio una certa forza e un certo potere personale. Forse è troppo dire che sono felici, però - nel mio parere - sono sicuramente più coscienti e più sè stessi di quelli che vogliono fare i soldi ma che vergognandosene pretendono di essere persone pie e generose. Se questo è il nostro desiderio più fondamentale perché non viverlo a pieno? Perché andare avanti a vivere una vita ipocrita e parziale, con il freno a mano sempre tirato?

In ogni caso, se stiamo leggendo queste parole, probabilmente il nostro percorso non è semplicemente quello della ricchezza o degli altri conseguimenti più incoraggiati e rinforzati dalla nostra società. Dentro di noi c’è spesso un senso di insoddisfazione di fondo, e una chiamata a capire e a risolvere il paradosso della vita. E’ una voce che sembra disconnetterci, almeno in parte, da un cammino mondano, e ci rivolge invece verso temi più interiori: come posso trovare una pace e una gioia stabili? come posso colmare la mia insoddisfazione e sentirmi completo? Qui entriamo nell’ambito del cammino spirituale. La realtà è che se scopriamo che la nostra intenzione è quella di capire sé stessi e la vita, o trovare pace, felicità e completezza, allora ogni situazione diventa funzionale a questo impulso di base. Le procedure del nostro lavoro, la relazione con colleghi e parenti, l’intensità del traffico, tutti questi elementi possono diventare un richiamo urgente verso l’intenzione di fondo della nostra vita. Questo è già un grande passo avanti, perché a questo punto non abbiamo bisogno di vedere il nostro quotidiano come se fosse opposto all’esplorazione di sé, e scompare persino la necessità di chiedere, “come faccio a portarmi a casa la pace e la gioia che provo in un seminario di meditazione?”

Quando il desiderio di seguire un percorso spirituale viene riconosciuto come l’energia dominante della nostra vita, possiamo osservare il quotidiano, e scopriremo che anche nelle situazioni più sfidanti è possibile scoprire inspiegabili istanti di meraviglia e di apertura, e questo è solo l’inizio. Utilizzare ogni attimo della nostra vita come un’occasione preziosa per seguire il proprio cammino spirituale, eventualmente ci mette a contatto con i limiti della spiritualità. Questa realizzazione è spesso vissuta come un momento di crisi, mentre in realtà è la svolta che ci permette di riconoscere la possibilità semplice, realistica e assolutamente ordinaria di mettere fine ad ogni percorso.

Esploreremo nella prossima newsletter quest’ultima prospettiva, ovvero la possibilità di andare oltre persino alla spiritualità, alla meditazione e a tutte le pratiche che ci hanno accompagnato nel nostro percorso di vita, per raggiungere - o forse è meglio dire riconoscere - una libertà incondizionata, realizzando la totalità di ciò che siamo.

In questo breve estratto dall’ultima esplorazione del ritiro Urbano (Torino 2024) rispondo a una domanda sul portare la meditazione in un lavoro stressante e competitivo. So che vorremmo tutti ricevere una formula magica, o quantomeno una tecnica, per risolvere i problemi della vita quotidiana, eppure se siamo onesti con noi stessi possiamo facilmente riconoscere che è un’aspettativa irrealistica. Invece, la pratica e la meditazione, ci invitano ad esplorare con attenzione e interesse le parti più complesse del quotidiano, facendo domande ampie e radicali: che cos’è il lavoro? Che cos’è che mi lega a questa situazione? Sono davvero costretto a vivere in questo modo? Questa tensione e questo stress sono davvero necessari? Buona esplorazione.

Prossimi incontri

Incontri personali e in piccoli gruppi.

Quest’anno tornando dall’India ho sentito la necessità di organizzare meno incontri divulgativi e di dedicarmi invece a condurre percorsi individuali o con piccoli gruppi di persone, sia in presenza che online. Trovo che questa sia un’occasione preziosa di conoscersi meglio, di andare più in profondità, e di alleggerire in modo radicale convinzioni e dinamiche di pensiero che spesso dirottano la nostra vita e la nostra pratica in direzioni che non abbiamo nessun interesse a seguire. Per fare questo è spesso utile creare situazioni di confronto personale, o in gruppi di massimo quattro o cinque persone, dove si crea un ambiente sicuro che ci permette di posare tutte le difese, e di aprirci all’esplorazione con un cuore onesto e vulnerabile. Per chi fosse interessato basta chiedere informazioni rispondendo a questa mail.

Giornata di esplorazione meditativa a Montafia d’Asti - Domenica 30 Marzo

Weekend residenziale a Pianezza (Torino) - 4/6 Aprile

Attenzione, le iscrizioni chiuderanno il 31 Marzo

Per richiedere il foglio informativo rispondere a questa mail. Per iscrizioni e info sui costi cliccare qui.