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Scoprire la pace
L'importanza di ricordare che la pace non può essere un obbiettivo futuro
La vita può essere vissuta da due prospettive profondamente diverse. Prima di tutto c’è la prospettiva del tempo e dello spazio, dove tutto è funzionale a realizzare uno scopo, e poco importa se questo scopo è una parola nobile come pace, o un’idea grossolana come il piacere o il benessere individuale. In realtà, dal punto di vista di questa prospettiva, la differenza fra chi ricerca la pace e chi ricerca il potere o i soldi, è di natura puramente formale. Quelli che cercano la pace e quelli che cercano un qualche beneficio materiale, sono coinvolti nello stesso spostamento, da qui a un’obbiettivo immaginario, laggiù, in un futuro più o meno distante.
Il problema è che quando ricerchiamo la pace, acquisiamo anche una sorta di superiorità morale, che tende ad annebbiarci la vista e a mantenere in piedi la convinzione che tutto sommato noi siamo parte dei buoni, delle persone responsabili, di coloro che si prendono cura di sé stessi e del pianeta. Questa è una tendenza nella quale prima o dopo ricadiamo tutti, e tanto più è l’intensità dei nostri sforzi in questa direzione, tanto più né guadagna il nostro ego, comodamente nascosto fra le pieghe del nobile manto della nostra bontà (o ipocrisia, a seconda dei punti di vista).

Se noi siamo stati profondamente identificati con il ruolo di persone responsabili e spirituali, ecco che questo discorso può risultare un po’ pesante, e può persino suscitare moti di rifiuto e di intolleranza. Pertanto, l’intenzione non è quella di colpevolizzare, o giudicare queste manifestazioni della nostra mente, quanto piuttosto di osservarle con affetto e con un po’ di ironia. Quando siamo capaci di ridere dei nostri piccoli egoismi, e guardare con affetto la nostra avidità e il nostro desiderio, ci avviciniamo spontaneamente alla seconda prospettiva dalla quale possiamo guardare la vita.
E’ la prospettiva dell’assoluto; uno sguardo che sorge dall’immobilità dell’istante, e che non contempla ciò che è stato o ciò che sarà, ma l’evidenza di ciò che è. Quando riconosciamo che questo istante è l’unico istante possibile, e che qui è l’unico luogo che sia mai esistito, ecco che la ricerca della pace diventa qualche cosa di completamente diverso. Più che una ricerca, diventa un’esplorazione; invece che porre la domanda, “come faccio vivere in pace” oppure “come faccio a portare la pace nel mondo”, inizio a chiedermi “che cos’è la pace?” Quando finalmente mi pongo questa domanda con tutta onestà, ecco che mi ritrovo faccia a faccia con la nuda realtà del conflitto. Viviamo nel conflitto e nella tensione, e la ricerca della pace è spesso l’ennesima manifestazione di quest’agitazione. La situazione può sembrare disperata, ma non è affatto così, perché nel momento in cui finalmente incontro la realtà del conflitto, e smetto di oppormi, smetto di combattere, smetto di rifiutarne la spiacevolezza, ecco che posso incappare nel significato più profondo che la parola pace può trasmettere.
Condivido con voi anche questo video di introduzione al Ritiro Urbano che inizierà questa sera, dove esploro brevemente il tema della meditazione nel quotidiano, e di cosa significhi veramente dedicarsi alla pratica.
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